Immagini di giocattoli autocostruiti dai bambini e bambine, con raccolta di memorie degli adulti
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Memorie degli adulti
Edo ci racconta che: IL TIRO ALLA FUNE...
FOTO: Tiro alla fune caserma Santa Marta 1913- archivio famiglia Rita Marchi - giochi tradizionali antichi.
...La caserma ora è diventata proprietà e "campus in costruzione" dell'Università di Verona.
Un commento: alcuni giochi hanno avuto una vita strana: dalla strada alla vita di caserma, dalla caserma alle manifestazioni olimpiche, da queste di nuovo sulla strada.
Il gioco tradizionale del "tirar la fune" ha fatto questo percorso senza scomparire, e nei nostri tempi moderni esso riappare nelle sagre paesane e nelle attività di animazione.
Renzo: la mia moneleria più grande accadde giocando con LA CERBOTTANA
Ricordo quella volta che, munito di cerbottana aspettavo i miei bersagli mobili osservandoli dall'alto del terrazzo al secondo piano di via Beltrami.
Una volta ne ho colpito uno che girava in bicicletta. Lui si è prontamente destato a cercare chi l'aveva sparato, ma io, ero oramai al riparo della tenda che copriva il terrazzo, in quelle calde ed assolate giornate d'estate in vacanza.
Per di più c'era anche mia mamma che lì vi stava lavorando, procurandomi un alibi eccezzionale. Ma quando quell'uomo si fu allontanato, mia mamma mi gridò forte, e ci mancò poco allo scappellotto. Parola di monello
Primo ci racconta che:
Il comune amico e Maestro Roberto Papetti (direttore del centro La ucertola) ultimamente ha rispolverato uno strumento imprescindibile del monello, oggi soppiantato dai fucili ad acqua spaziali : la cerbottana.
Fino agli anni 70 i monelli di strada se le procuravano così:
- Tubi di plastica rigida sgraffignati nei cantieri dei palazzoni di periferia in costruzione.
- Nastro isolante di plastica colorata (magari anche quello dai cantieri lasciati incustoditi) con cui si decoravano i tubi.
- Strisce di carta 20x10 che si arrotolavano a cono per fare i proiettili della cerbottana (il monello ne teneva un blocchetto penzolante alla cinta dei pantaloni).
Si costruivano varianti molto elaborate della cerbottana a due tre e più tubi, fino a cinque o sei - di più "l'arma" diventava troppo ingombrante - disposti uno a fianco dell'altro, o sopra, o sotto. Si aveva così la cerbottana a ripetizione. Alcune sezioni corte di tubo servivano come anelli porta proiettili.
Il grande Roberto/Baldazar/MastroNocciola, l'ho visto coi miei occhi, chiude l'estremità del cono proiettile con la colla vinilica! Orrore! (Lui lo sa bene) il monello li saldava con lo sputo, leccando l'estremità appuntita del cono, detto da noi (in Romagna) "pirulino" o "piluchino".
P.F.
Renzo aggiunge:
Certo che, cose così, non ce le si aspetta dal Maestro. Di solito usavo la saliva, ma non la spalmavo con la lingua Lo facevo con le dita, anche a quel tempo avevo un forte senso delle misure anti inquinanti, comunque. Alcune volte usavo il nastro isolante trasparente, ma non ne ero proprio convinto.
Le cerbottane, ce le facevamo anche utilizzando stecche di plastica zigrinate. Quelle solitamente utilizzate per provvedere le gabbie degli uccelli di appoggia zampe.
Quelle però erano molto più varie nei colori e piccole in sezione. E così si sparavano pallini di stucco o bacche rosse. Che battaglie ragazzi!